venerdì 16 aprile 2010

Giambrone e Mehta sul decreto di riforma

“In attesa di conoscere il testo del decreto legge di riforma delle Fondazioni lirico-sinfoniche approvato oggi dal Consiglio dei Ministri, riteniamo assai preoccupante che ancora una volta il Maggio Musicale Fiorentino non venga neppure citato dal Ministro Bondi fra quelle istituzioni che, in virtù di un “particolare interesse nazionale” – come riportano alcune agenzie – potrebbero vedersi riconosciuti uno status e un’autonomia particolari.
Siamo sempre stati contrari a classifiche fra i teatri che compongono storicamente il tessuto culturale del Paese: tutti i teatri sono importanti. Ma, nel momento in cui il Governo insiste nell’ipotizzare differenziazioni, vogliamo pensare per Firenze ad una involontaria omissione: diversamente, sarebbe inaccettabile che il Teatro che produce con le proprie forze artistiche e tecniche, oltre ad una Stagione ai più alti livelli e ad incisioni premiate dalla critica internazionale, il più antico ed importante Festival musicale italiano (il che lo rende unico nel panorama della Fondazioni liriche italiane), da decenni impegnato anche all’estero con tournèes internazionali che lo rendono ambasciatore di Firenze e dell’Italia in tutto il mondo, venga penalizzato dalla mancata considerazione che invece certamente merita”.
Così dichiarano congiuntamente il Sovrintendente del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino Francesco Giambrone e il Direttore Principale (da 25 anni) Zubin Mehta, appresa la notizia del decreto alla vigilia dell’inaugurazione del 73° Maggio.

2 commenti:

Carlo ha detto...

Penso che sia semplicemente vergognoso!..
Il mio affetto e la mia stima al Dott. Giambrone e al grande M° Mehta..
Carlo Bosi

raffaele.tresca ha detto...

Mi pare pretestuoso confrontare tra loro dati appartenenti a realtà diverse. Per esempio Milano ha un retroterra industriale economicamente molto più rilevante di quello di Firenze. Lo stesso dicasi per la popolazione residente, quindi per i possibili frequentatori del Teatro. quanto a Roma si omette di considerare che la Fondazione del Maggio ha in carico sia i concerti che la lirica e il Balletto. Con un unico bilancio a Firenze si provvede a tutte le attività. Che cosa succederebbe se al bilancio di santa Cecilia si sommasse quello del Teatro dell'Opera di Roma e si dividesse brutalmente tutto per due?
Buon lavoro
Raffaele Tresca